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EVS: un progetto da scoprire

«Chestita Baba Marta!», saluto che ricorda la lunatica e irruente “nonna Marta", è l’augurio che si riceve per strada in questi giorni, da chiunque si incroci sulla propria via. Nelle piazze, nelle officine, nei ristoranti, nelle tabaccherie e perfino nei bagni pubblici, centinaia di persone estranee, parenti o conoscenti si scambiano coccarde e pendagli rossi e bianchi, da indossare e poi appendere sugli alberi alla vista della prima cicogna.   

È una delle tradizioni bulgare più sentite per l’arrivo della primavera e a me, che sono a Sofia da due settimane, sembra quasi surreale dovermi fermare ad ogni passo ad allacciare la mia bella dose di braccialetti bianchi e rossi.

È così che è cominciata la mia esperienza EVS (European Voluntary Service), o se vogliamo SVE (Servizio Volontario Europeo), una serie di progetti elaborati sotto l’egida della Commissione Europea, che propongono ai giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni un’esperienza di volontariato, partecipando alla realizzazione di un programma utile per la collettività, in uno dei 27 paesi dell’Unione Europea.

E la scelta per me è caduta sull’ultimo “acquisto” dell’Unione, la Bulgaria, Paese che ha sempre suscitato in me un certo interesse. Interesse dettato da una mia personale curiosità, ma anche da anni di studi sul processo di integrazione europea e sull’allargamento dell’Unione verso i paesi dell’Europa dell’Est.

Non è stato facile per me arrivare all’attuazione dello SVE, perché questi progetti, ampiamente diffusi in molti Stati europei, in Italia sono invece di scarsa conoscenza e mancano di un’informazione completa. Così la mia ricerca è cominciata dal web, e sempre via Internet ho ottenuto il contatto con l’organizzazione bulgara che proponeva un progetto SVE.

Si tratta della Bhagavat Educational Trust, organizzazione europea ed internazionale che lavora per i diritti dell’infanzia e della gioventù. Il nostro progetto si sviluppa in una delle 23 istituzioni sociali con cui Bhagavat lavora, chiamata SUPZ, struttura che accoglie e forma ragazzi con lievi disagi sociali.

L’organizzazione iniziale sembra piuttosto buona, il nostro referente Stefan provvede a tutte le nostre richieste e ai problemi relativi ai piccoli bisogni quotidiani e già dalla prima sera trovo nella mia camera il mio pocket money per le prime due settimane, la mappa della città, la tessera dei trasporti e una scheda telefonica del posto.

Come si può facilmente immaginare, le prime difficoltà sono di natura linguistica, (soprattutto quando si ha a che fare con l’alfabeto cirillico!) ma l’ambientazione sta avvenendo piuttosto rapidamente. Merito sopratutto dei miei colleghi nonché coinquilini, Elì, Dave, Lou e Victor, che non hanno esitato a coinvolgermi in ogni aspetto della vita quotidiana e che già dall’inizio hanno saputo attenuare il mio disagio, riservandomi un’accoglienza piuttosto calorosa, comprensiva di festa iniziale di benvenuto!

Per quel che riguarda le attività, il progetto prevede un’integrazione graduale, perciò allo stato attuale sono ancora in fase di “rodaggio”, o meglio di osservazione, e non ho ancora un’idea precisa di come si svilupperà il nostro lavoro. Ma spero di scoprirlo rapidamente, di imparare a rapportarmi ad una nuova realtà e di portare a termine un’esperienza che già in questi primi giorni si sta rivelando unica. Sotto gli auspici di Baba Marta.                                                                           

Elena D’Angelo