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Il volontariato aquilano dopo il sisma del 6 aprile

Il volontariato aquilano prima del terremoto

La Provincia dell’Aquila occupa una superficie pari al 46,6% del totale regionale ed è la più estesa dell’Abruzzo. E' l’unica provincia abruzzese ad essere completamente montagnosa e a non avere sbocchi sul mare. Quasi tutto l’intero ambito provinciale, ad eccezione della sola realtà urbana del capoluogo, è costituito da un complesso di piccoli comuni che rappresentano la cosiddetta “area interna montana”.

Sul territorio della provincia  sono operative 292 associazioni - prevalentemente di piccole dimensioni - che spesso, pur rappresentando un importante punto di riferimento per le comunità locali,  manifestano alcuni elementi di debolezza in buona parte dovuti ad un’eccessiva frammentazione del tessuto associativo. Poco più della metà delle organizzazioni aquilane risulta infatti affiliata o federata (51,5%) alle sigle del volontariato nazionale. Inoltre l’aumento in valore assoluto del numero dei volontari della provincia si accompagna ad un modesto numero medio di partecipanti per associazione.

Le associazioni dopo il terremoto

Le associazioni Aquilane hanno subito numerosi danni a seguito del sisma del 6 aprile.
Per molte questo ha comportato una perdita, totale o parziale, di attrezzatura, strumentazione e materiale. Molte associazione hanno subito danni gravi alle proprie sedi, la maggior parte delle quali collocate nei centri storici dei comuni colpiti.
Il numero totale delle associazioni che hanno subito danni rilevanti è pari a 107, circa il 37% delle associazioni che operano sull'intero territorio provinciale.

I bisogni delle associazioni

Il primo passo del CSVAQ è stato quello di effettuare una prima analisi dei bisogni materiali ed immateriali delle organizzazioni che operano sui territori colpiti dal sisma.
Da questa prima analisi emerge che il primo bisogno immediato risulta essere quello di avere in tempi brevi una sede operativa per poter ripartire con le attività, una sede stabile dove potersi “rincontrare” e “ri-progettare il proprio futuro”.

In questo contesto le associazioni più piccole rischiano di non avere la forza necessaria per poter reagire alle difficoltà del dopo-terremoto e di non poter riprendere la propria attività in quanto gli elementi di debolezza e di frammentazione del volontariato locale rischiano di aggravarsi nel contesto attuale.
Questo problema è più forte nelle associazioni che non appartengono a reti nazionali e riteniamo che il Centro di Servizio dell’Aquila debba mettere in campo tutti gli sforzi possibili, attraverso tutta la rete dei CSV abruzzesi e italiani, per garantire un futuro alle piccole organizzazione di volontariato che costituiscono una componente fondamentale del tessuto del territorio Aquilano.
Per questo motivo risulta necessaria un'azione forte di accompagnamento per rispondere alle nuove sfide che le associazioni devono affrontare in questo momento.